15. Dal Kazakistan alla Siberia

Chiosco nel Parco di Barambay
Ore 8, Giuseppino con il furgone è a soli 150 km da Astana. Paolo decide di fermarsi ad aspettarlo mentre noialtri partiamo diretti a Nord su una superstrada dall’asfalto perfetto. La temperatura è cambiata così mi fermo per indossare una felpa facendo segno agli altri di proseguire. Riparto e mi metto a 150 all’ora per 15 km ma degli altri nessuna traccia. Invogliato dalla strada che continua ad essere bellissima e quasi deserta, accelero fino ai 180 quando scorgo una macchina bianca ferma poco più avanti sulla destra. Sarà la polizia? Purtroppo si, vedo che sono intenti a parlare fra loro e forse non mi hanno visto. Nel dubbio accelero ulteriormente toccando i 210 e continuo così per almeno 10 minuti fino a quando raggiungo gli altri. Mi è andata bene, se mi davano la multa questa volta  sarebbe stata salata e tra l'altro avevano ragione.

Parco Barambay




Superato il parco di Barambay che visitiamo molto velocemente, l’asfalto perfetto diventa ben presto un lontano ricordo. Una serie infinita di lavori in corso ci obbliga a viaggiare su fangose e dissestate strade provvisorie parallele. 
Alle 19:30 arriviamo all'hotel che sembra un elegante bordello d’altri tempi ma in compenso la cena è ottima. 
Dopo cena esco a fare due passi, l’aria è gelida e la temperatura solamente di 12 gradi. Ci stiamo avvicinando alla Siberia.

La mattina successiva partiamo sotto un cielo grigio diretti verso la frontiera russa che dista poco più di 50 chilometri. Al nostro arrivo gli uffici sono ancora chiusi, nell'attesa facciamo amicizia con un funzionario che all'apertura ci fa passare per primi tra le vivaci proteste degli occupanti di un autobus arrivato prima di noi. Nel giro di due ore siamo di nuovo in Russia furgone compreso. Le condizioni meteo ora sono proprio “siberiane”: piove insistentemente, la  temperatura è di 8 gradi e pensare che solo qualche giorno fa eravamo intorno ai 50.

Vedute Siberiane


A Celyabinsk, prima di andare a dormire qualcuno ci fa notare che, a causa di un non troppo lontano passato nucleare, siamo in una delle zone più contaminate del mondo. Chiudo per bene porta e finestre e mi metto a dormire.